Chi sbloccherebbe oggi il proprio smartphone e lo consegnerebbe nelle mani di uno sconosciuto?

Oggi con il telefono facciamo praticamente tutto: pagare le bollette, pagare i fornitori, insomma qualsiasi tipo di pagamento inserendo sul nostro smartphone moltissimi dati riservati e delicati (come ad esempio le proprie coordinate bancarie o di altri); basti pensare che questo è un rischio enorme a cui tutti siamo continuamente sottoposti anche se non lo percepiamo come tale.

Allo stesso modo viene da chiedersi: e nelle aziende i rischi quali sono?

In questo caso i rischi sono ancora maggiori in quanto, oltre ai dati di pagamento, spesso si condividono con terzi anche contratti con informazioni riservate e/o altri dati estremamente delicati e sensibili; anche qui non si può non prendere atto dei rischi che si corrono tutti i giorni e di come il mondo stia cambiando.

Negli ultimi anni diverse normative sono state revisionate ed in questo scenario, la più importante è sicuramente l’introduzione del regolamento Europeo 679/2016 Csd GDPR (che ha inglobato anche il reg. 196/2003, cosiddetta legge sulla privacy) il quale porta importanti novità soprattutto dal punto di vista nell’inquadramento del rischio (che viene identificato come elevatissimo) e che mette in atto, definendole in maniera precisa, sanzioni molto rilevanti, partendo da quelle pecuniarie arrivando persino al penale ed introducendo di fatto il danno di reputazione (che consiste nell’utilizzo improprio dei dati di qualcuno che vengono sottratti dal database di un terzo).

A tal proposito quindi possiamo affermare che oggi il CYBER RISK è attuale e concreto e che il CYBER CRIME è all’ordine del “secondo”, cioè mentre avviene un crimine “tradizionale” ne avvengono circa 50.000 di tipo cibernetico.

Quindi oggi per evitare danni diretti, indiretti o di reputazione di questo tipo (per i quali siamo responsabili anche se a commettere il crimine è un terzo perché non abbiamo tutelato a dovere detti dati) occorre avere una struttura hardware e software adeguata al rischio realmente corso ed avere poi una copertura assicurativa adeguata per evitare di dover rispondere di eventuali danni a terzi o propri con il proprio patrimonio facendo rischiare il default all’azienda stessa.

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