È una delle domande che possiamo porci leggendo un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore dal titolo “Polizze. Italiani preoccupati, ma poco assicurati”, a firma di Federica Pezzatti.

Il quadro nazionale, se riferito alla media europea, dice intanto che gli italiani sono sottoassicurati.
La media di incidenza dei premi sul PIL è 2.8% in Europa, 1.1% in Italia.
Se si esclude la RC Auto, l’italiano spende mediamente 300€ all’anno per altri tipi di assicurazione contro i 937€ di ogni altro europeo.
I dati possono riscontrarsi nella ricerca di Ania “Allontaniamo i rischi, rimaniamo protetti”, pubblicata nel 2021.

Dalla ricerca si evince inoltre che:

  • si ricorre alla polizza solo quando è obbligatoria (per l’auto, dal 1° gennaio per chi scia e quella professionale laddove è prevista l’obbligatorietà);
  • c’è una scarsa fiducia verso le assicurazioni;
  • gli italiani sono poco sensibili al rischio;
  • c’è un forte ruolo assistenziale dello Stato;
  • l’assicuratore ha una scarsa consapevolezza di ricoprire un ruolo sociale;
  • gli italiani hanno una scarsa cultura del rischio;
  • c’è una diffusa incoerenza mista a incongruenza fra la percezione del rischio da parte delle persone e l’effettiva copertura (emergono i rischi percepiti per la salute, ma pochissimi hanno una polizza malattia).

Spesso la mancanza di previdenza può essere più costosa rispetto a una mancanza di copertura volta al “risparmio immediato”.

Tuttavia, la pandemia (vedi le spese per la copertura sanitaria), i cambiamenti climatici (che possono far pensare a una copertura assicurativa sulla propria abitazione) e le continue riforme pensionistiche (si pensi alle previdenze complementari) presuppongono un cambio di paradigma e un percorso che porti le persone a fare scelte non più rimandabili.

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